Trasformare l’impresa grazie alla tecnologia

Oggi si fa un gran parlare di innovazione e di trasformazione digitale; è forse l’ennesima moda, l’argomento più discusso dai commentatori, oppure si tratta di qualcosa che cambierà la storia? Sicuramente le premesse inducono a pensare che non ci troviamo di fronte al solito tormentone ma a qualcosa di più profondo che – come sempre – non avviene dall’oggi al domani.

Se guardiamo indietro al secolo scorso, gli esempi non mancano: dalla diffusione dell’automobile alla distribuzione dell’energia elettrica, dall’introduzione del telefono alla nascita della televisione, alcune innovazioni hanno cambiato la vita delle persone e rivoluzionato il mercato – dando vita a molte iniziative sulle quali poi la “selezione naturale” ha fatto il suo lavoro, riducendo drasticamente il numero dei giocatori in campo.

Ma la nuova tecnologia è spesso anche il punto di partenza per ulteriori cambiamenti a priori non facilmente prevedibili e questo vale, a maggior ragione, per la trasformazione digitale.

Non che l’informatica sia nata ieri: semplicemente la miniaturizzazione dei componenti, la maggiore capacità di memoria e di potenza di elaborazione, oltre alla disponibilità di reti fisse e mobili ubiquitarie ad elevate prestazioni, hanno creato le premesse per un utilizzo pervasivo di tecnologie ICT sempre più convergenti – ampliandone lo spettro di applicazione per includervi anche gli oggetti del mondo reale in ufficio come in fabbrica, per strada, in casa e a bordo dei mezzi di trasporto.

Imprese flessibili ed utenti mobili

Anche il modo di lavorare è cambiato grazie alla connettività estesa ed alla disponibilità di dispositivi mobili estremamente versatili. Se da un lato utilizziamo lo smartphone o il tablet per comunicare, navigare nel web e nei social media, per fare acquisti sia online che offline (incluso il pagamento al banco del supermercato) e trovare quello che ci serve nel momento stesso in cui ne abbiamo bisogno, anche come dipendenti o collaboratori di un’impresa tendiamo a “consumerizzare” l’utilizzo di dati ed applicazioni aziendali.

Oggi esiste una forza lavoro flessibile, autonoma e mobile in quanto può operare indifferentemente sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione, in qualsiasi luogo ed in qualunque momento. Tuttavia queste persone hanno anche bisogno di accedere a documenti ed informazioni in tutta sicurezza, nonché di condividerle con colleghi, partner e clienti lungo tutta la catena del valore.

L’impresa mobile è dunque un’entità sempre meno isolata ed autoreferenziale e sempre più un elemento dinamico che si muove in un ecosistema. È la tecnologia che lo rende possibile, grazie a strumenti integrati che offrono alle singole persone la possibilità concreta di interagire in infiniti modi con tutta una serie di componenti intra ed extra-aziendali. Tuttavia riuscirci in modo efficiente dipende da come si è capaci di comprendere ed utilizzare gli strumenti che si hanno a disposizione.

Processi integrati: dal dato come “strumento”, al dato come risorsa

Come dicevamo prima, l’informatica non è stata introdotta ieri, ma quello che oggi avviene è che da strumento funzionale sta diventando parte del core business e modello di impresa. In pratica l’informazione, in azienda come in casa, al lavoro o nel tempo libero ed in viaggio, domina il nostro orizzonte cognitivo sovrapponendosi alla realtà per arricchirla di nuovi contenuti e significati.

Non si tratta solo di strumenti come quelli che permettono al personale tecnico delle aziende del gas e della distribuzione di energia elettrica di configurare o leggere i contatori, oppure di effettuare diagnosi e persino riparazioni: è un nuovo livello di consapevolezza che espande la nostra percezione del mondo, fino ad arrivare ai concetti di realtà aumentata o “mista”.

Ciò a cui abbiamo appena accennato, inoltre, costituisce un ottimo esempio dell’idea generale: qualche anno fa si parlava di realtà virtuale, così come di informazioni che avevano una vita “parallela” rispetto ai processi che descrivevano; oggi, la distanza tra questi due mondi si è ridotta: le informazioni fanno parte della realtà (aumentandola) e la realtà (tutta la realtà) produce informazioni che vanno ad arricchire una sorta di macro-intelligenza collettiva.

Cosa c’entra questa specie di disquisizione un po’ filosofica ed un tantino fantascientifica con il mondo delle imprese? C’entra parecchio, dato che i processi aziendali sono tutti informatizzati e sempre meno isolati fra loro. In pratica, è come se un’azienda riuscisse a creare una sua controparte virtuale che convive con quella reale in ogni aspetto dell’operatività, della pianificazione, della produzione e della gestione. Per capirci meglio: se un tempo c’erano schiere di impiegati che lavoravano con carta, penna e calcolatrice, poi siamo passati ai computer ad alle schede perforate, quindi ai terminali; oggi ogni cosa è virtualmente un terminale ed il sistema non è più un meccanismo centralizzato ma una specie di rete distribuita – quasi un organismo.

Un’azienda di servizi finanziari, ad esempio, è praticamente tutta virtuale e la sua “conoscenza” non riguarda solo i dati contabili ma anche le abitudini, le esigenze e le caratteristiche demoscopiche dei suoi clienti. Una fabbrica tratta oggetti concreti ma lo fa in modo informato: gli approvvigionamenti, la produzione e la distribuzione sono sempre legati alle richieste del mercato ed ai gusti dei consumatori, con i quali l’azienda ha un contatto continuo e diretto.

Oggi le imprese sono user-driven e data-driven, a sottolineare il concetto che, in questo ambito, la rivoluzione digitale consiste nel connettere strettamente domanda ed offerta in un unico processo integrato che ruota intorno alle informazioni.

Innovazione dentro e fuori la fabbrica

Naturalmente non è cambiato solo il mondo in cui la produzione viene pianificata e gestita, ma anche quello in cui prende forma. Le fabbriche sono robotizzate e sempre più componenti vengono prodotti da stampanti 3D che consentono di passare dall’idea alla modellazione, dalla simulazione alla realizzazione senza spostarsi dalla workstation; i semilavorati si muovono grazie a carrelli automatici a guida autonoma ed i pezzi in magazzino vengono depositati e prelevati automaticamente; infine i processi vengono monitorati nei minimi dettagli ed ottimizzati “in corsa”, influenzando la supply chain in modo diretto ed immediato.

Fuori dalla fabbrica, i sistemi di logistica e distribuzione utilizzano il tracciamento elettronico di prodotti finiti e di materie prime, mentre i mezzi di trasporto si basano su algoritmi, geolocalizzazione ed informazioni in tempo reale sul traffico per ridurre gli spostamenti, minimizzare i tempi morti ed ottimizzare il carico.

Persino i clienti finali sono grado di conoscere, se lo desiderano, a che punto è la produzione di ciò che hanno ordinato o, se è in viaggio, dove si trova e quando sarà consegnato.

Come realizzare qualcosa del genere senza passare da quella revisione profonda dei processi che necessariamente include la trasformazione digitale? Non una trasformazione a macchia di leopardo in questo o quel reparto, ma qualcosa che parte dall’azienda e va fino all’utente finale passando per l’ecosistema d’impresa, il mercato, le normative, le infrastrutture, il web e le comunità virtuali.

Si tratta di un cambio di paradigma probabilmente senza precedenti, in cui non si può fare tutto da soli ma che richiede collaborazione, attitudine al rischio, disponibilità a cambiare strategia e ad accettare di compiere eventuali errori, oltre ad una mentalità aperta, capace non solo di accogliere il cambiamento ma di progettarlo attivamente e di guidarlo (per non esserne travolti).

In sintesi

Per innovare davvero non basta digitalizzare l’azienda: occorre anche poterla ripensare quasi da zero introducendo nuovi processi, favorendo la mobilità degli utenti, utilizzando infrastrutture scalabili ed affidabili, semplificando la gestione in senso lato, offrendo strumenti per stimolare nuove idee ed analizzando dati ed informazioni per ottenerne conoscenza.

Un approccio ragionato alla tecnologia, mediato da partner capaci e disponibili, è l’unica strada giusta per affrontare il futuro con serenità.